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Nome: NatĂ lia Castaldi
*********************************
La poesia è equazione perfetta che in sè sintetizza intimo anelito divino e umana imperfezione. Tuttavia, la grandezza della poesia sta nella sua potenza espressiva che fa sì che si
dipingano in pochi versi emozioni, riflessioni, pensieri, desideri, sogni che altrimenti andrebbero dispersi in logorroiche pagine di prosa.
Sintesi perfetta in cromatico gioco di parole.
*******************************
"Su un piano diverso
si muovono emozioni
che non appartengono al mondo empirico.
Per qualcuno la mia sfera emotiva appartiene al sogno,
per altri è una forma di schizofrenia,
per me sono solo io."
**************************
NatĂ lia
Questo blog è una raccolta di poesie mie e di amici che, in qualche modo hanno segnato ed accompagnato la mia esistenza
la libertĂ in ogni sua forma, la libertĂ di pensiero ed espressione
l'ipocrisia del perbenismo

La donna lontana – Sonetto sensuale


Assordante silenzio
in intima confusione,
caos, disordine,
black out emozionale:
soffocante mio sentire
liberatorio il tuo fluire
di contorto logos in parole
e danze di fantasmi
come ombre leggere
a disegnare anelli fumosi
tra le rughe di memoria.
.
Natàlia
Premessa: è il mio primo ed unico racconto... prometto di non scriverne più!!
*****
Fermata d'autobus

Vedevo i tuoi sguardi, sembravano persi nel filo conduttore di una vita anonima e ribelle.
Passavi distratto con il tempo in tasca che scandiva il ritmo costante del tuo passo fino a rallentare dinanzi alla fermata della 65 rossa, capolinea Linate.
Voltavi il viso abbassando lo sguardo. Ogni giorno - 06,30 - mai un minuto di ritardo.
Era il nostro rendez-vous, uno spazio sospeso di pensieri distratti dalla meccanica routine del mattino, che si poggiava sui mocassini di camoscio, sul cappotto color cammello.
Guardavo il colletto della tua camicia, nascosto dal maglione, spuntava appena.
Impeccabile, perfetto, inamidato.
- non può essere una donna a stirare le tue camicie, non la tua donna. Troppo perfette, ne sento l’odore di lavanderia, di lavaggio a secco, di vita asettica. -
Il tempo rallentava nel respiro che cresceva in affanno, dietro la moviola del tuo viso, maturo, privo d’espressione, appena rivolto, appena reclinato.
Uno sguardo, l’aspettavo e fissavo l’attimo in cui i tuoi occhi mi avrebbero toccata.
Era come una scossa, un attimo d’apnea. Subito abbassavi lo sguardo come se fosse stato tutto già compiuto.
Avrei voluto azzardare una parola, una scusa.
Abbassavi lo sguardo ed il tempo ricominciava a correre, superata l’ultima gamba della pensilina scattavo in piedi, un movimento riflesso, incontrollato, come lo scatto dell’arto galvanizzato di una rana da laboratorio.
Scattavo in piedi, sistemando i capelli, stizzita da quel passaggio senza senso, quotidiano.
Si fermava stridula nei freni la 65, rossa, capolinea Linate.
Un respiro profondo prima di salire, Jasmine era già lì col suo solito sorriso, la solita divisa, la solita frase … “Pronta per volare?”
– volare, volare … chissà poi dove? Linate Fiumicino e ritorno in 8 ore e non ho mai visto le sue mani. –
Appoggio il viso al finestrino appannato di respiri promiscuamente liberati, ti osservo girare l’angolo: “A domani” .
© Natàlia



Risamaro
....
ovvero: come ci facciamo prendere per il culo.
Consiglio una visitina al blog di Michele Giordano
qui: click
***
buona giornata Italia.


Terra di sole e di sale
di vento e dolore,
terra vermiglia
e di nere sottane
terra di riti
e santi in processione
di petti battuti
dinanzi alla croce,
di peccati espiati
in superstiziose azioni
che alleggeriscono l’anima
dei suoi fardelli.
Terra di perduti onori
che non risparmi
occhi innocenti,
terra che inghiotti
e che penetri il cuore:
con tutto il mio odio
ti canto il mio amore.
****
Ogni 15 agosto a Messina si celebra la processione della Vara, una manifestazione popolare di culto e "superstizione", un rito catartico che "ripulisce" gli animi ed i cuori dei tiratori della Vara...
qui le immagini: click
p.s.: io ero a casa!
)

Per lei sarebbe stato più sensato emigrare in un paese tropicale, travestita da Audrey Hepuburn, in attesa di un destino altrettanto fatale, ma più caldo.
Sarebbe stata una strategia perfetta per Giulia. Era l’unica novità del suo presente, l’essere passata dalla tattica alla strategia.
<Si dice che la tattica è tutto quello che si può mettere in pratica quando si ha molto da perdere; della strategia che è quel che rimane da fare, quando si ha già perso tutto> .
Sua madre non aveva smesso di rimproverarla in quegli anni, per la sua follia. Le diceva in continuazione che cosa mai si potesse aspettare da un uomo che aveva la metà dei suoi anni. E sua madre aveva concepito l’assurdo progetto di parlare con lui, di chiedergli di lasciarla in pace quella sua figlia, irrimediabilmente persa in un amore senza via d’uscita.
Anche gli occhi del marito di Giulia, avevano intuito. Aveva scelto dapprima la via del silenzio, poi se n’era andato su due piedi.
-E’ il modo più sincero, onesto in cui si può vivere, per se stessi e per gli altri. Agisco di conseguenza Giulia-.
I rischi che si corrono in queste storie d’amore rubate all’interno di storie legalizzate, vanno accettate in tutto e con tutto.
Giulia aveva agito con rapidità, forse troppa, in questo calcolo non era stata molto intelligente. Lo sguardo di suo marito era stato eloquente mentre si chiudeva la porta alle spalle.
Affondata la zattera che avrebbe dovuta condurla in un mondo nuovo, rimaneva sola a considerare che non esisteva chiave per essere onesti con le persone che ti amano. Patteggiare l’affetto che provava per Andrea con lo sballo che le dava Marco, era stato perfettamente inutile: Giulia aveva bisogno sempre di far coincidere, a qualsiasi costo, il sogno con la realtà.
Si era inventata un cast, dirigendo nel film una situazione squilibrata e l’illusione di sentirsi consolata, forse amata passionalmente, l’aveva condotta in quella scena finale: spariti entrambi i due uomini. Marco era fuggito per vigliaccheria, per una forma di prudenza che l’aveva investito improvvisamente, dopo il colloquio con la madre di Giulia.
Andrea se n’era andato nella scena finale di quel film inquietante, per via di una serie di coincidenze sorprendenti.
Mondano, distinto, saggio e abbastanza ermetico e programmato, si era concesso un ragionevole lasco di tempo per riflettere sul loro matrimonio, prima di gettare la spugna.
-Cerca di ricomporre la tua vita dall’alba fino al tramonto, Giulia, per tutti gli anni che ti restano da vivere-
aveva detto Andrea costringendola a una capacità di autoinganno che la aiutasse finchè lui se ne andava. Del resto tra la sentenza e l’esecuzione, passa un minuto nel quale si condensa la pietà alla rabbia, il perdono al bisogno di vendetta.
La decadenza per Giulia si sarebbe compiuta nel giro di un decennio, lo specchio le avrebbe rimandato un’immagine decrepita e, più in là, i dottori l’avrebbero braccata come si fa solo con i corpi vinti in attesa della sentenza finale.
-Te l’avevo detto- continuava ad uscire dalla bocca di sua madre, già atterrata in quella spiaggia senza palme che è la vecchiaia.
La felicità temporanea con Marco se n’era andata in silenzio, vigliaccamente, senza spiegazioni.
Giulia, senza il marito, era divenuta una figura di donna avvenente e fragile, sottoposta alle crudeli regole del mercato.
-Se avessi tanti soldi, Giulia, comprerei un’enorme residenza, ci circonderemmo di domestici. Io potrei interpretare la parte di Antony Perkins in “Aimez-vous Brahms” e tu saresti Ingrid Bergaman, l’affascinante violoncellista. –
-Nemmeno ora puoi impegnarti con le parole? Non hai nulla da dirmi in cui possa credere almeno come essere umano?-
Rifiutò perfino l’abbraccio di Giulia e si chiuse in bagno prima di andarsene definitivamente, a guardare allo specchio la faccia di un cretino che aveva appena salvato se stesso, condannando lei a non vivere più nessuna altra vita.
Prima di uscire, finse di non notare che lei chiedeva un ultimo bacio.
Giulia era l’unica protagonista della storia capace di starsene in silenzio a sgranare l’anima. Gli istanti sarebbero diventati fiori seccati tra le pagine della sua memoria.
Per lei sarebbe stato più sensato emigrare in un paese tropicale, travestita da Audrey Hepuburn in attesa di un destino altrettanto fatale, ma più caldo.
Sarebbe stata una strategia perfetta per Giulia. Era l’unica novità del suo presente, l’essere passata dalla tattica alla strategia.
<Si dice che la tattica è tutto quello che si può mettere in pratica quando si ha molto da perdere; della strategia che è quel che rimane da fare, quando si ha già perso tutto>
Un giorno scopri che nell’errore di “un incontro” , un errore che include anche te, tuo marito e il ragazzo con gli occhiali patito della poesia e della letteratura incapace di amarti se non glielo chiedevi, se n’è andato. E con lui hai perso tutto quello che avevi.

Adagio lento,
moderato...
quasi uno studio
le prime note...
lentamente si svelano
in armonica eco...
è sottile l'intesa,
le fa palpitare.
le agili dita scorrono
si intrecciano,
si rincorrono....
è l'Allegro che avanza
col suo giocoso canto.
Dolce la scoperta
d’intesa perfetta:
alchimia di palpiti,
crescente trasporto...
La tensione vibra
in sinuosi arpeggi
il tema è concluso
in tremanti note …..
e che al grave incedere
del tempo
s’inchini adesso
malinconica la melodia,
e si chiuda l’incanto
in matematico accordo.
Natàlia

Ira
***
Si innesta funesta nella mia mente
fuori controllo
senza che possa controllare
il suo dirompente potere
Vaga la memoria
fra tenui ricordi
E pensa a giorni d'estate
in cui tutto questo non si poteva
nemmeno immaginare
Consapevolezza di sè
di non essere nessuno
Speranza di poter diventare
un giorno
una donna migliore.
***
Beerok
[in ritardo... buon compleanno piccola!]
l'Ellisse, a Cristina

Si presenta così...
"Non so chi sono, né da dove vengo. Non so dove sto andando, né perché. So solo che non voglio scoprire, in punto di morte, di non avere vissuto."
http://warningsign.splinder.com/
ed è la mia bambina.

A parte i nostri pensieri,
non c'è nulla che sia davvero in nostro potere.
***
Spero che i posteri mi giudicheranno con benevolenza, non solo per le cose che ho spiegato, ma anche per quelle che ho intenzionalmente omesso, così da lasciare ad altri il piacere della scoperta. (da La geometria)
***
L'uomo è una cosa imperfetta che tende incessantemente
a qualcosa di migliore e più grande.
***
René Descartes, Cartesio.
(1596 – 1650)
Avvistamenti poetici e non ...

da non perdere:
Su "Rossi Orizzonti": la terra ha molti luoghi, di Ettore Masina:
http://rossiorizzonti.splinder.com/post/18032581
*****
non sono una gran commentatrice, esprimo qui il mio apprezzamento per le scelte poetiche operate da Cristina Bove nel suo "Giardino dei Poeti",
in particolare, oggi, consiglio la lettura di:
"io sto bene la notte" di Nunzia Binetti
qui: http://giardinodeipoeti.splinder.com/post/18048900
e di "Sussurri e silenzi" di Umberto Crocetti
qui: http://giardinodeipoeti.splinder.com/post/18033973

http://poetaperdere.splinder.com/




a presto... Natàlia
Un racconto di Ivan Bui

SE AVESSI UNA BACCHETTA MAGICA ….
"Qualcuno commentandomi mi ha definito uno scrittore jazz, non ci avevo mai pensato, confesso però che scrivendo questo racconto ho lasciato andare la … tastiera, senza preoccuparmi del risultato."
Ivan Bui
* * *
“Stanotte ho sognato Capraia, un ritorno alla natura, luoghi selvaggi, lunghe camminate, le mucche sulla spiaggia di Barcaggio …. magnifica vacanza. Ricordi ?” Mia moglie mi guarda con aria di rimprovero per un’altra promessa non mantenuta.
“Freud sosteneva che nel sogno sia possibile raggiungere l’appagamento di un desiderio.”.
Mio figlio scoppia a ridere, “Papà, ma sei proprio tu ? Stai bene? Non ricordo nemmeno l’ultima volta che ti ho sentito parlare di qualcosa che non fossero numeri, percentuali, profitti. Addirittura Freud, il vecchio Sigmund sarà stato anche pazzo, ma almeno un miracolo lo ha fatto.”.
Vorrei ribattere, ma non so da dove cominciare, ripiego nel solito sorriso, superfluo probabilmente, ognuno di noi é già rientrato nella propria dimensione. Un cenno di saluto mentre la porta si chiude alle mie spalle.
La mia giornata ha inizio.
Tutti i giorni da venticinque anni percorro questo tratto di strada. Non ho mai preso in seria considerazione l’idea di trasferirmi in città, questi trenta chilometri, col tempo, sono diventati quasi una necessità. Non ho bisogno di concentrarmi, le forme degli alberi, le costruzioni abbandonate, le macchie dei paesi che s’intravedono in lontananza sono riferimenti più che sufficienti. Entro in un tunnel e mi lascio trasportare.
Radio spenta, meglio non avere troppa fretta di calarsi nella realtà, ho imparato ad amare il silenzio, soprattutto al mattino, al ritorno é diverso, impossibile evadere, é il momento del riepilogo, ripasso gli eventi della giornata, ricostruendoli con grande precisione, guidare non mi disturba, anzi, mi concentro con più facilità. Ripasso mentalmente il programma, se necessario appena metto un piede in casa telefono ai miei collaboratori, aggiorno l’agenda e verifico il contenuto della borsa. Tutto perfettamente organizzato. I miei figli mi sfottono per queste che loro definiscono manie, figuriamoci se conoscessero i particolari.
Ma che male c’è nel voler iniziare la giornata dedicando un po’ di tempo a se stessi ? C’è chi fa yoga, chi tapis roulant, chi …..
Liberare la mente e sognare, devo ricordarmi di verificare se Freud ha sviluppato una teoria anche per i sogni a occhi aperti. Ripenso a mio figlio, il sorriso si fa più amaro, ma scaccio subito il pensiero, non voglio rovinare anche questo momento. Un momento quasi intimo, uno dei pochi che non dedico agli altri. Adoro i miei figli, mia moglie, i miei genitori, spesso però, sempre più spesso, mi sento prigioniero. Una sensazione forte, consapevole, niente a che vedere con la psicologia spicciola di quei settimanali che ti forniscono tutte le risposte in tre righe. Non sono infelice, non sono depresso, non mi sento soffocare, semplicemente, vorrei di più, vorrei vivere più vite contemporaneamente, entrare e uscire da una porta virtuale. Non mi rassegno all’idea di dover rinunciare a tutto quello che ho costruito (… detta così sembra una stronzata, ma il pensiero è più nobile ….). Non ne faccio una questione di giustizia, semplicemente mi sembra uno spreco che rende l’esistenza insulsa, vuota, inutile. Non credo in una vita divina, ma sono affascinato dal mistero anche se i fenomeni paranormali non mi convincono granché,. Amo pensare che quella di Verne, non fosse solo fantasia, ma il racconto, la cronaca di realtà vissute in un altro tempo, in un'altra dimensione. Una fuga di notizie.
Non una ma tante realtà che garantiscono l’eternità. Questo é il modello di vita eterna che mi affascina. Le mie però non sono angosce, non mi lascio opprimere, queste sono divagazioni, fantasie, che compensano il pragmatismo del mio vivere quotidiano. Difendo questi momenti di solitudine con ogni mezzo, anche a costo di essere egoista, in questi momenti mi sento libero, mi sento davvero me stesso, posso vivere le mie contraddizioni senza mimetizzarmi.
Quante volte ho sognato di avere una bacchetta magica. Se avessi una bacchetta magica, saprei materializzare un sogno? E’ sempre stato uno dei miei giochi preferiti, se avessi la bacchetta magica ??!!! Mi rivedo bambino, steso sul letto, impaziente, occhi aperti e muso lungo, aspetto che mia madre ponga fine alla tortura del riposino pomeridiano, guardo per la millesima volta la sveglia sul comodino, macchè, non si muove, allora ricomincio: i miei compagni che mi portano in trionfo dopo un goal decisivo, una casa di legno sulle rive di un grande fiume, in mezzo a una foresta di alberi altissimi. Laura, la bambina del secondo banco, in prima media. Pensieri che non riesco a trattenere, mi piacerebbe costruire trame intriganti, ma gli occhi cercano ancora una volta il movimento delle lancette. No, non saprei materializzare un sogno, ma che importa, la bacchetta magica non esiste, e i sogni, guai razionalizzare troppo i sogni, a definirne con dovizia i particolari, si uccide la libertà.
Il rito del caffé al bar del paese, l’edicola, i soliti commenti, giorni sempre uguali, cantava Ornella Vanoni, il gioco sta nell’anticipare ogni mossa col pensiero, una vita un po’ noiosa, ma ….. “Cazzo che nebbia,” un muro quasi invalicabile. Sarà meglio concentrarsi.
La nebbia, altro grande amore, la strada deserta, il silenzio irreale, manca solo la colonna sonora e potrebbe essere la scena finale de “La prima notte di quiete”, l’ho rivisto in tv, qualche sera fa, che delusione, e dire che allora mi aveva quasi stregato, ma i primi anni settanta avevano poteri magici, a partire dall’età. La mente però è un motore di ricerca particolare, basta una parola e spazia anche dove non vorresti, allora ripercorri la trama: un professore di liceo, apparentemente cinico, disincantato perde la testa per una sua allieva, a far da sfondo una Rimini notturna molto diversa da quella raccontata da Fellini. Una storia banale, che il regista è riuscito a rendere accettabile, una storia finita male, Alain Delon muore in un incidente stradale dopo l’unica notte d’amore trascorsa con Vanina.
Tu però non sei Valerio Zurlini e i ruoli si invertono, i ricordi si impadroniscono dei tuoi pensieri, riemergono episodi dimenticati, Giancarlo Giannini, Salvo Randone, Alida Valli, prendono i volti degli amici persi per strada, rivivi le delusioni, tornano le paure inconfessate.
“Stronzo, chi ti ha dato la patente ?” Freno d’istinto, l’auto si blocca, non vedo nessuno, guardo meglio, un uomo a dieci metri di distanza, forse venti, sta gridando come un ossesso, mi avvicino e lui si ripete, ma stavolta aggiunge vaffanculo, per i più puntigliosi, “Stronzo, chi ti ha dato la patente ? Vaffanculo.”. Ritorno sulla terra, chiudo in fretta tutte le porte, nell’ultima mi sembra di intravedere Giulio Verne che mi sorride, ma forse, e dico forse, è solo suggestione. Procedo lentamente fino al parcheggio, una ragazza distribuisce volantini, dal prossimo mese, parcheggiare costerà un pò più caro. Se avevo dei dubbi, sono subito fugati. Rispondo al saluto di un collega, cerco di ricordare la trama dei miei pensieri mattutini, ma non c’è verso, i problemi sono già tutti in fila ordinatamente, meglio tornare ai numeri, alle percentuali, ecc.
Mi regalo un sorriso, pensando che comunque vada, domani mattina mi spetta la mia ora …. d’aria.
***
Ivan Bui


Una brezza spira fra i rami
biascicando parole nuove
mentre resti d’ombre
prendono forma
sul greto del fiume