

QUI la splendida recensione di Antonella Foderaro alla raccolta poetica "Pro/testo"
su filosofipercaso .... obviously!
Vi aspettiamo.
2@_ natàlia
Se si fosse almeno un indiano, subito pronto e sul cavallo in corsa, torto nell’aria, si tremasse sempre un poco sul terreno tremante, sinché si lasciavano gli sproni, perché non c’erano sproni, si gettavano via le briglie, perché non c’erano briglie, e si vedeva la terra appena innanzi a sé come una brughiera falciata, ormai senza il collo e la testa del cavallo!
Franz Kafka, Desiderio di diventare un indiano

Nascita e morte rappresentano i due più affascinanti misteri dell’esistenza umana ed intorno ad essi, e per essi, ruota l’intera vita di ogni singolo individuo. Questi verrà al mondo nel parto, generato da un altro essere nel suo sacrificio di carne ed amore. Da questo momento in poi sarà attore di esistenza e domande sul principio, sullo scopo e sulla fine del suo vivere.
Ognuno di noi nel corso della propria vita cerca di trovare risposte plausibili alla morte che – normalmente – per prima sperimenta nella perdita dei propri cari, quasi come naturale preparazione alla propria stessa “fine”.
Alcuni individui ricercano le risposte a questi due misteri cardinali nella fede, altri nella ragione e nell’indagine scientifica, altri ancora nelle leggi proprie della natura e nel fatalismo ad essa correlato.
Ma de facto nessuno è mai pronto alla morte.
Nemmeno il suicida, nemmeno il disperato desidera realmente la propria fine, paradossalmente se ne serve per fuggire alla vita che ama e disprezza nella sua non corrispondenza alle aspettative d’amore ch’egli nutre per essa.
Ma se difficile ed intimamente inaccettabile anche per il praticante cristiano, musulmano, buddista … che abbia goduto di una vita normalmente lunga e serena preparandosi al “trapasso” nella fede e nelle “risposte” che essa gli offre per affrontare il distacco dalla “vita”, quanto può essere inaccettabile, insopportabile ed intollerabile la fine per causa esterna al normale corso vitale di un individuo, per mano estranea, violenta e cruenta che vada a spezzare per ragioni di opportunità, convenienza, ricchezza o - semplicemente - per bieca malvagità fine a se stessa, la vita di un singolo o di un insieme di singoli individui?
Come possono fede o ragione dare delle risposte alle stragi, alle guerre (chimiche, intelligenti, atomiche, di liberazione, di ”pace”), agli abusi, alle violenze ed alle morti di tanti singoli individui che vivevano le loro vite come se fossero la cosa più preziosa della loro parentesi d’esistenza?
Come?
Eppure ai misteri fondamentali della nascita e della morte, dobbiamo ancora oggi associare il mistero della crudeltà dell’uomo verso l’uomo: il mistero della guerra.
“La pace non è una bandiera multicolore, una manifestazione di piazza tra canti e folklore, la pace è un’ideale sulla bocca d’un branco di iene... come l'amore”
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Il nostro mondo è attualmente teatro di circa 30 conflitti. Alcuni di essi vastamente “pubblicizzati”, altri semplicemente accennati o dimenticati. In Afghanistan abbiamo iniziato a contare vittime nel 2001, in Iraq nel 2003, della Georgia si comincia appena adesso a prendere reale coscienza. E questi sono i conflitti bellici “nobili”, quelli degni di menzione.
Poi ci sono le migliaia di morti dimenticate, quelle delle formiche, le “predestinate” e senza interesse, delle vicine Africa ed Asia.
Conflitti bellici nel mondo:
1. Iraq/Iran 100 mila morti dal 2003
2. Israele-Palestina 5 mila morti dal 2000
3. Libano 1.200 dal 2006
4. Turchia-Kurdistan 40 mila morti dal 1984
5. Afghanistan 25 mila morti dal 2001
6. Pakistan-Waziristan 3 mila dal 2004
7. Pakistan-Balucistan 450 morti dal 2005
8. India-Kashmir 90 mila morti dal 1989
9. India-Nordest 50 mila morti dal 1979
10. India-Naxaliti 6 mila morti dal 1967
11. Sri Lanka-Tamil 68 mila morti dal 1983
12. Birmania-Karen 30 mila morti dal 1988
13. Thailandia-Sud 2 mila morti dal 2004
14. Filippine-Mindanao 150 mila morti dal 1971
15. Filippine-Npa 40 mila morti dal 1969
16. Russia-Cecenia 250 mila morti dal 1994
17. Georgia-Abkhazia 28 mila morti dal 1992
18. Georgia-Ossezia 2.800 morti dal 1991
19. Algeria 150 mila morti dal 1991
20. Costa d’Avorio 5 mila morti dal 2002
21. Nigeria 11 mila morti dal 1999
22. Ciad 50 mila morti dal 1996
23. Sudan-Darfur 250 mila morti dal 2003
24. Rep.Centrafricana 2 mila morti dal 2003
25. Somalia 500 mila morti dal 1991
26. Uganda 20 mila morti dal 1986
27. Congo R.D. 4 milioni di morti dal 1998
28. Colombia 300 mila morti dal 1964
29. Haiti 1.500 morti dal 2004
Ma la lista è tristemente incompleta.

non ho parole e sono felice di essere qui
con un Quaderno di RebStein tutto per me
"Grazie" Francesco!
Emozionata ringrazio Luca Paci e Luca Ariano per avermi coinvolta in questa bellissima avventura attraverso pagine di protesta e dissenso,
e ringrazio Mimmo Cangiano per la bellissima introduzione alle parole mie e dei miei "combattivi" compagni di viaggio,
e ringrazio Alessandro Ramberti, nostro amico ed editore, per questo meraviglioso sogno su carta che ha per me un senso che va oltre la gratificazione d'una vera pubblicazione, rendendo tutti noi "partecipi" ed attivi "guerriglieri" di un movimento di sdegno e rivolta contro questo avvilente sistema italiotico, lasciandoci urlare con la forza delle nostre penne ed a più voci, uniche nella loro peculiarità, che siamo ancora in tanti a voler resistere, a voler combattere con la volontà di far tremare ...
... ed è una promessa!
Grazie a tutti voi, natàlia

Fara Editore
introduzione di Mimmo Cangiano
€ 16,50 pp. 362 (Neumi)
ISBN 978 88 95139 63 0
«Protestare in poesia non vuol semplicemente dire parlare della Realtà, vuol dire provare a sottrarsi ad un rapporto con questa di tipo passivo e massificante, e vuol dire anzi abiurare all’idea dell’innocenza del rapporto soggetto-mondo, rinunciare alla fede nella possibilità di un collegamento schietto e non mediato col reale, rinunciare a qualsiasi rivolo impressionista, e forzare ogni forma (psicologica, estetica, politica, morale) contro sé stessa, fino al punto da costringerla a rivelare (per eccessiva ironia o per eccessiva violenza) la propria arbitrarietà, fino a far vedere al lettore la possibilità di un’Alternativa. È la paralisi conoscitiva (e di conseguenza la paralisi attuativa) che viene smascherata quando il soggetto diviene pronto a riconoscersi quale mero ricettore del «dato di fatto», quando il poeta scopre che la propria operazione di selezione e valutazione altro non era che una frode auto-perpetrantesi ai suoi danni, quando l’uomo (o il cittadino)
riconosce che quello che aveva creduto essere punto di vista privilegiato da cui guardare il mondo altro non era che il luogo dove il mondo osservava lui, immobile, assolutamente incapace a trascendere (senza che questo termine abbia alcuna connotazione
metafisica), con un atto critico, le strutture organizzate del mondo stesso.»
(dalla Introduzione di Mimmo Cangiano)
Poeti antologizzati
Luca Ariano
Marco Bini
Dome Bulfaro
Natàlia Castaldi
Enrico Cerquiglini
Carmine De Falco
Salvatore Della Capa
Chiara De Luca
Fabio Donalisio
Matteo Fantuzzi
Fabio Franzin
Marco Giovenale
Lorenzo Mari
Faraòn Meteosès
Simone Molinaroli
Fabio Orecchini
Luca Paci
Massimo Palme
Rossella Renzi
Eleonora Pinzuti
Alessandro Seri
Tito Truglia
Dale Zaccaria

James Douglas Morrison

filosofipercaso propone oggi un excursus nella Poesia Giapponese Contemporanea
attraverso i versi e la personalità della grande Yoko Ono Matopei
Nichi Vendola nasce a Bari nel 1958. Laureato in Lettere e Filosofia, oltre all'impegno politico coltiva l'amore per la storia, la filosofia e la poesia.


“La poesia è immediatezza espressiva; talvolta criptica, essa dice e non dice, omettendo deliberatamente al solo scopo d’essere equilibrio perfetto di sé oltre il verbo dello scrivente, per risolversi - ogni volta in modo individualmente nuovo - in chi ne fruisce."
"la poesia è armonica disarmonia,
canone inverso tra quello che sono e quello che sento,
tra me che scrivo e te che leggi"
"S'io fossi poeta di solo amore
avrei smielato il cielo di tutte le stelle
ed in picchi glicemici
avrei la carie ai denti ... "
natàlia castaldi
da Frammenti
Salsedine
Non temo il pianto
in un velo di ruvida salsedine
tra ciglia e cime annodate
d'un marinaio senza stelle.
Nelle vele rigonfie
d’una infruttuosa giornata di pesca
coltivo le parole
degli spasmi e delle spire
d'un polipo sbattuto
fresco di mare e nervatura caparbia
in un morso di vita.
Al calar della sera
Sull’orlo delle ciglia in oblìo
riproducimi il verso delle stelle
quando si vanno a scagliare
tra le ipotesi passate
di un presente privo di memorie.
Raccogli le mie penne
e gettale al fiume
ché non c’è seme di conoscenza
che non germini nel dolore.
Avanza l'autunno nel calpestìo delle foglie sul selciato
ed é un passo appena abbozzato
al calar della sera.
Blu
Una nenia blu cantava una sera
e un prato di stelle ne ascoltava il pianto:
chi abita il mare riconosce la sua stella
lo ha imparato negli anni
sulle barche senza vento
***
Suggestioni sconnesse
il vento dibatte
ed il mare fissa il tempo della navigazione,
tutto è fermo in scuotimento:
anche i pensieri si agitano
e sedimentano
sebbene voglia affogare
nel rosso d’un fondo vuoto
raccolgo graffi negli artigli
mentre scotenno parole disossate
e brina d’ombre sui vetri
fremito d'aria e d'ossa
nell'ira del giorno che non dà requie
al tempo del pane e del sonno.
Fresas de Abril
Oltre i no e forse o però
rinchiusi nelle parentesi sui fianchi del sogno
l’amore ci guida entro fenditure d’oblìo
al richiamo stridulo d’un gabbiano
in deriva libera di solitudine.
Sebbene si oppongano refoli impertinenti
d’un inverno che non lascia il passo
al tiepido tempo d'un noi
- carnoso frutto e fiore -
nel piumaggio d’un pettirosso infreddolito
si raccoglie il cinguettìo della gola degli amanti
nel bacio rubato alle fragole d’aprile.
La cuna
Si concilia nelle vene
pioggia e fango
in note d'ombra
Incendia ancora nella brina
l'estate delle fiere
nei fregi rubati ai virgulti
ma notte e giorno
dondola la cuna:
bulbillo d’aurora ed indolenza!
Nell’ombra tra le foglie
intarsi di spine
nei nodi dei rimpianti
– Saranno le allodole a cantare
ma ti sento lambirmi le sponde –
Incuria
Nessuna carezza
d’umido e d’ossa
nel vento d’autunno spento.
S’io fossi terra
fertile
Ne custodirei il bulbo
- tenero germoglio
d’ansiosa primavera -
Ma sono palude di rimpianti
nelle erbe alte dell’incuria
e sarà freddo domattina.
Nelle costole dolenti
d’una notte negligente
sordo il canto
dei giunchi nel vento.
Dis-ordine
Non recupero le forze
nelle fosse dei tuoi silenzi
ma nei tuoi respiri sérpico
tra le sillabe che abbandoni
in disordine per la stanza.
Annusando odori di noi e di ieri
raccatto polveri e pensieri:
ed é come rammendare un calzino bucato dal tempo e dall'usura
da un'unghia troppo lunga
che s'incunea nei lembi della carne.
É un rattoppo per suturare sdruciture
questo disordine che si sfugge
per consumarsi inchiostro su un taccuino.
Luna e mandorli nel mare
Sciacquettìo d’ossa
ed occhi accecati di sale
nel riverbero delle reti
parche di raccolto
- Nella scia della lampara al litorale
sarà forse la luna ad essermi nemica?
Grata allo sguardo
d’un miraggio nella neve
raccolgo i capelli con una matita.
Li scioglierò coi ghiacci
a primavera
per disegnare gemme
ai mandorli rosa.
Umido tra le scapole
il languore d’inverno,
greve la pioggia nelle pieghe del silenzio:
richiudo nello scrigno il ciarlare d’una luna
- denso il vapore
nel respiro della notte.
Parla di primavera questa foschìa nera
attendo la luce a romperne i cristalli
e saranno d’iride i colori sulla pelle.
Scirocco
Qui non arriva neve a piovere sul mare
l’acqua affoga le radici,
il sale insaporisce la salivazione.
In un sorso mezzo vuoto
sciolgo i sensi alla ragione:
non scorre più il sangue,
anch'esso s'aggruma al sole.
Nuda nei miei passi
solo scirocco tra i capelli.
Ecce homo – dedicata all’amico Giovanni Cossu
- Ecce Homo -
ma non lo vedi
tra brandelli d'oscura finzione
nemmeno l'ombra riflessa
della complessa imperfezione.
- Ecce Homo -
nel languido intermezzo,
notturno navigante tra le sponde
dello stupore assorto
in parole sparse
sferiche concentriche particelle,
vene dei versi, atomi delle cellule
aperte, chiuse, labiali, gutturali:
microcosmi di quel costato
[senza logos]
ricomposto nel notturno deambulare
di ombre cinesi in potenza d’arte.
D’improvviso in-verso
Roseto incolto
intreccio le braccia
alla corteccia del grande abete
Dall’inverno spoglio
proteggerò il tronco
Tardiva estate
ci vestirà di rose
***
La cutrettola
Dischiuse le palme dissetino l'arsura,
non c'è risveglio più dolce
che nella brina tra le foglie.
Rimango all'ombra del glicine a fissare
l'arcobaleno che fiorisce tra le dita.
E' una coppa frizzantina
l'offerta dell'incanto
nel cinguettìo dell'alba a primavera.
Rebus
I giorni passati ed i giorni a venire
s’infrangono nello specchio di spazio e tempo
accecati nella morsa d’una pelle d’arancio
disidratata dell’acre spirito.
Nell’aere d’aromi prigioniera e disfatta
resta ieri come oggi,
domani forse,
simulacro ed icona
d’un essere senza tempo.
Occhi negli occhi – osservando Munch
Legami ancora il vento tra le dita
ed i capelli alle tue labbra,
parlami piano delle ore senza sole
e del moto del mare quando ha freddo.
Raccontami le storie dei silenzi
e racchiudi il canto nel cerchio dell'acqua:
dalle tue pupille ancòra lascia ch'io beva
e fammi addormentare in una menzogna.
Frammenti sparsi
[non ti fidare d'un bianco sorriso
né delle parole dei sapienti
nelle mani semplici della terra e dei raccolti
troverai pane per sfamarti]
***
in punta di piedi
su lama di rasoio,
[in bilico tra passato e presente]
m'innamoro
d'un paio di ciglia scure
nell'arcata della notte
***
abbozzi di parole
morbide
nell'umido delle labbra
saranno carezza come neve
[senza il suo freddo]
nel bianco calore
d'una pelle di donna
disegnata tra le righe
***
cosa mai scivola tra le vertebre
assiderate
dall'inverno dei sensi?
Cristallo
Mi scivolo tra le labbra
- apnea d'un istante
Riverbero cristallo
- non so nascondermi all'incomprensibile
M'incrìno nei fianchi
al vociare delle incertezze
- e sento.
Terra vermiglia
Terra di sole e di sale
di vento e dolore,
terra vermiglia
e di nere sottane
terra di riti
e santi in processione
di petti battuti
dinanzi alla croce,
di peccati espiati
in superstiziose azioni
che alleggeriscono l’anima
dei suoi fardelli.
Terra di campi e profumi
di viti e meloni:
contrasti immensi
nei tuoi colori!
Terra di perduti onori
che non risparmi
occhi innocenti,
terra che inghiotti
e che penetri il cuore:
con tutto il mio odio
ti canto il mio amore.
Morfina
Dimmi del sapore delle parole nel vento
e della sabbia bagnata dopo un pianto.
Sai ascoltare il cerchio nell'acqua
senza romperne il silenzio?
Raccontami della magia delle parole
che non saziano le mie domande
e dimmi, se sai,
qual è lo scopo delle stelle
ed il colore della nebbia
nel gorgheggiare di un fiume in piena.
Adagio lento,
sussurrato
come una fiaba che scema nel sonno
ed un arpeggio ad aprire l'incanto
dell'abbandono al sogno.
Fumo
In anelli di fumo
intarsi di pensieri
impigliati in autoreggenti
smagliate dal tempo
degli amori.
Tra vento e sale
amaro il sapore
in un respiro di catrame.
***
Perdonerei
Se mi sfiorasse adesso
un battito d'ali
un soffio
il tempo dei respiri
perdonerei anche la morte
d'avermi presa
domani
La cruna
Inciampi nelle pozzanghere di stagione.
Come grani sui polpastrelli scivolano
sillabe senza suono nel chiostro delle labbra.
Ritrovi tra nugoli di libellule
ad infilare la cruna d’un ago
gli echi di fantasie non inseguite,
come un cammello alla foce d’un fiume.
Sale
Nell'ascolto del sale
si misura l'arsura della gola
e, amica mia, non c'è salita né pianura
quando la mano tendi al silenzio
Se non fossimo vaganti nell'ombra dei pensieri
raggiungeremmo lidi dorati senza speme
Spegne la notte
il dolore del pianto
mentre la pioggia
m’inzuppa grevemente
adunca nelle spalle.
Imprevisto quell'appendersi
d'un lembo di pensieri
alla maniglia d'una porta chiusa
come mutande posate senza cura
Un rovescio della medaglia
mentre ti ostini a non capire
che i sensi prendono la ragione
quando pensavi d'esserne ormai padrone
Io non sento più il sangue:
anch'esso s'aggruma al sole.
Panacéa – alla mia poesia
Ho stretto il tuo verbo
come fosse la mia veste
sulla pelle.
Graffio di juta e menzogna di seta
d’una mendicante di stracci
ed oboli di parole
nei cordoni stretti
nell’incavo delle costole inarcate.
Sibilo sulle catene
alle caviglie nude
nei piedi stanchi d'asfalto
a bordo d’una strada senza crocicchi.
Nodo d'un foulard
sulle labbra serrate
ti mordo nel profumo di foschie:
sospiro d'assenzio
mentre mi sorrido nell’inganno.
***
inconsci i passi del suono sulle labbra
muovono lenti respiri
su bianche lenzuola
e macchie di rosso porporina
nelle smorfie infantili
d'un poeta.
Nella mia rilettura
Parentesi d’oblìo
fuga, vita e morte
la mia poesia incisa non sarà mai
fine, scopo e diletto.
Pensiero espresso di sogno e dolore
pregno foglio di sangue e sudore
che senza tregua la mia patologia riempie.
Sono solo una malata che cerca la sua cura
conosco la follia, ne ho naturale discendenza.
Nella scissione del mio io
trovo quiete e ristoro nelle parole scritte
dove muovo passi tra sogni e stupore,
voci e rarefatte figure
per darmi reale forma d’illogica e viva psiche
e presente coscienza di essere due e mille in una
nella mia rilettura.
Polvere
Coltiveremo sabbia
e polvere del nostro triste impasto
nelle misere fosse
che sia granito o marmo o nuda terra
ad accoglierne i resti
Alambicchi di sogni distillati in versi
su polverosi scaffali si poseranno fogli,
sospiri e tormenti,
mentre percorriamo
nel silenzio delle parole scritte
le stanze buie del non aver vissuto
volgendo lo sguardo infantile
delle nostre rughe alle fantasie dipinte
su carezze negate.
Noi siamo oggi nelle stesse domande
di Didone ed Euridice,
siamo ieri nel costato ferito
dell'uomo tradito dalla sua stessa mano.
E siamo la Mecca di Terre Sante
e la manna per sfamarci l'amore
e siamo Natura sempre in divenire
senza risposte che nel nostro finire.
Insonnia di stelle
[...]
e vedo alberi gemmati di stelle
quando le vertebre dolgono
e gli occhi si sfibrano:
lascio che la mano destra
segua le visioni del sogno
lontano dalla luce del giorno
dove si piega il sole
sulle ginocchia
e prega
- perdo consistenza
nella pesantezza del corpo
mi allontano e lo guardo
e non ci sono -
una luna e poi un'altra
tra le foglie e le fronde
e quella voglia di essere arte
per plasmare nuove forme
dalle storture e dai miei affanni
e dalle ore, morte, ore insieme a me.
Partendo da un punto di sospensione del respiro
fisso lo sguardo su un colore morto
come uno scandaglio fisso il fotogramma
e parte di riflesso il pensiero,
Vivo.
Non credo che nell’arte come pura fonte creativa
in quanto tale mi denuda la mente
in asessuata partenogenesi di sé da me
che non sono più che un nulla.
Mi chiama la penna,
Lei detta.
“Maledetta - a volte sospiro -
mi togli il senno!” …
al piacimento di giullari del parlare
e ciarlatani del dire,
tra ossa di coniglio
e ghigni da sciacallo,
danzo ...
“Berenice, Berenice …
raccogli i tuoi capelli,
riprenditi le stelle …
E posa quella penna!”
Epistola – sul silenzio
S'io conoscessi la strada
non sarei in cerca di risposte.
Il silenzio, sai bene, non esiste che nella morte,
ogni pensiero musica il suo suono nella mente.
Parole.
Tintinnano, si rincorrono, si sfuggono ...
Io, tu, scribacchini al servizio del pensiero,
affannosamente cerchiamo di fissarne il suono
per vincere il silenzio, oltre il suo arrivo,
nello sberleffo di un altrui respiro
che ne cancelli nella lettura,
nel suo suono,
la sua esistenza e la nostra effimera natura.
Secondo Cerchio – una moderna Francesca
Irti sentieri ed aspro sapore
arsa lingua
di sete e fatica
– Dilemma –
decidere la strada
in cerca d’ uscita
da questa selva,
avvinghiata dalle incertezze
del dubbio:
sarà peccato? o forse è solo natura,
vita?
Istinto: continuare a salire!
Nell'affanno,
da bufera sospinta e trattenuta,
desideri giungere alla meta:
“Olimpo beato, d'ambrosia nutrimi!”
Girotondi e danze
con donne mascherate,
zingare megere,
sirene e falene
e sante meretrici
e con esse mi confusi...
vendendo carne in bramosia d’affetto.
Ed incontrai lupi
dal vello d'oro
che al luccicar dei denti,
sorrisi aperti di promesse,
lusinghiere tracce sulla pelle
ad indelebile cicatrice
tracciarono con unghie a dilaniare
la carne come avvoltoi al sole
nel deserto dell'anima
in fiamme di peccato,
goduta e perduta
in ansimante preghiera:
“ché sono donna e terrena!”
Autunno
Ancorate ad incerti appigli,
ingiallite foglie
in attesa di perentorio vento
a cancellare il nostro passaggio,
voleremo libere per un istante d'eterno
a disegnare
geometriche figure polverose
nell'aere impetuoso del nostro autunno
per poi morire
in silente dimenticare.
***
Nella notte – haiku
Imbratto mente
e fogli con silenzi
neri d'inchiostro
Senza paura
Non avessi saputo cosa sono
avrei forse creduto
nella salvifica forza del destino.
M’incammino
senza guardarmi avanti.
L’inerzia degli anni sospinge il passo
incondizionato nel respiro,
inespugnabile nel pensiero.
Taglierò il filo del traguardo
ad occhi chiusi danzando nella nebbia,
stringeranno forte i pugni
l’ombra di una carezza in tasca.
***
Ad un’amica - la mia Gloria
Eres mucho más que una mujer guapa
eres el sentido mismo de la vida
con todo su cargo de llanto y alegría.
Eres el alma de mi universo
y la lluvia que lleva agua a mis rosas
escondidas en el nigro rayo de mis pensamientos
Segreto – osservando la “Venere allo specchio” di Velasquez
Se avrò sorte di specchiarmi nel tuo azzurro
per scoprire di me la luce nascosta
nel limpido lago del tuo sguardo gentile,
allora avrò conosciuto di me
il tuo nascosto segreto.
***
Melograno – Didone e Persefone
Non ho più miele,
né burro,
né dolci aromi da offrire
ora che disillusa
depongo brame e desideri
e tutte le mie armìgere lusinghe
ed osservo la tua nave
prendere il largo
e l’abbandono mi cinge
in soffocante disperazione
e si spengono le stelle,
lentamente,
ad una ad una ...
mentre conto i semi di melograno
per raggiungere Persèfone
unica spème amica
in questo tormento
Incontrando Gaudí
Con occhi di vetro
mi fissi nel vuoto
di questo spazio rappreso
di silenzi e pietra.
Madrigale di pianti
e offerte da tempio
su scale tortuose
e petali di stucco.
Fosti follia d’un presente
che lascia traccia nel tempo
violentato nel genio
dall’altrui orgogliosa mano
che a ricrear natura e sofferenza
d’Uomo e Creatore
nell'immortale tuo delirio
volle incidere il suo nome.
In plastiche visioni
di bene e male,
contorte nelle forme di natura
e imperfezione,
della tua Spagna disegnasti
eterna sorte e splendore.
L’armonia dei contrasti
Amo i folli
che si scindono in due
in cerca della logica dell'illogico loro sentire,
amo i peccatori
che si contorcono nell'indottrinata duplicità
di morale ed immorale,
amo i barboni
che si abbandonano ad una panchina ed alla compagnia d'un cane
per non soccombere alle catene del vivere sociale,
amo i diversi
che ci insegnano l'amore
al di là degli orifizi e dei rigidi schemi naturali,
ed amo i poeti
che sono folli, peccatori, barboni e diversi,
ed amo la poesia
che schiude in variopinti fiori le bellezze dei contrasti
e crea melodiosi canoni inversi di monologhi e dialoghi
dell'animo che si spezza e si tormenta
alla ricerca di sé
e di quello che non è
sviscerando e denudando il proprio intimo
fino al nòcciolo duro ed impenetrabile
di questo nostro misterioso esistere.
Puro pensiero
Posso fare sintassi del nostro dire
costruire discorsi
incastonati in schemi lessico-grammaticali
ma se sto in silenzio
se ti respiro ad occhi chiusi
ti sento
senza schemi,
senza formule ...
ed è puro pensiero, di te.

Da Rosso Levante
La cicala
S’io fossi una cicala
frinirei le mie note
nel bramir d’ali e foglie.
Scivolando s’una goccia
nello stagno delle vertebre abbandonate
brandirei pagliuzze dorate.
Mozzando capi chini
di vergogne ossequianti,
sederéi mille battaglie
nel sangue dei codardi
e dei potenti
per riconquistarti il mondo
nel silenzio del mio canto.
.
Kamikaze
Stringhe di dolore annodano l’olfatto
[nel caffè bruciato e vapore uggioso].
Ricarichi le ossa nella tosse d’una sigaretta
[tra anelli d'esitazione e paura].
Nel giubbotto logoro di anni e preghiere
l’odore del letto vuoto
sul sedile di un metrò.
Ti giri di scatto
- presagio di un nulla
vuoto del ricordo:
danzano gli occhi
sulle lettere d'una stazione
[nessun ritorno da vidimare
e sudore tra le dita].
Rimbocchi il colletto
ed il freddo nelle vene,
[t'inonderà il silenzio
violento nel rapido finire].
Inghiotti la ragione con la vita,
[nel suo sguardo il tuo tizzone]
non verrà il perdono
ma un addio che è una causa
senza stato né nome.
Notte di Gaza, 28 dicembre 2008
Affilo gli accenti e le virgole ai pensieri,
acuminati
feriscono le orecchie sulle dita della notte,
nella carne dei sospiri di urla innocenti
una lingua di terra benedetta da più dèi
nel sangue degli eletti:
ieri bambini senza corse
oggi fame senza domani
e sete senza speranze.
Pianto di stelle anche stanotte
nel cielo dei soprusi
d'umano invocare divine discolpe
per rammendare squarci di carne ed anima
nello scendere del sipario sull'infamia del mondo.
De rebus naturae
Non mi inginocchio davanti ad altari
rivestiti di tele e ricami,
oboli di fedeli
a purificare in bianco candore
di sete e damaschi e ori,
peccati terreni,
misfatti
e umane meschinità.
Non sciolgo sulla mia amara lingua
ostie come carni divine
e non rinchiudo in portafogli,
tra denari e scontrini,
nòccioli di dattero come propizio feticcio
per prospero domani,
né santini dalle mani insanguinate
di stimmate e dolori
per garantirmi la fede
ed un sereno domani.
Templi e pagani riti reiterati
in riscritte vesti
a giustificare poteri
e contrabbandi di menti
con aldilà e timore di Dio,
che imperfezione naturale
d’animale genere ha voluto
a pascolare in gregge di iene
in famelico divorare
la carne del più debole che soggiace,
per malefica invenzione,
del male al di fuori di creazione.
Mi inginocchio davanti a me stessa,
alla mia meschina natura nella Natura
ed essa prego che non infierisca
davanti allo scuotere delle onde sulla battigia
ed alle creazioni di umana creatura
in sua potenza d’arte.
Alla mente spaccata tra bestiale istinto
e razionale evoluzione
rivolgo disperato pianto e preghiera
che abbia pietà
dei cuccioli d’uomo
e non inchiodi alle croci
armando innocenti come cani affamati
per ludibrio di scommessa
e due monete d’oro in tasca.
Storia senza storie
Terra di cedri ed ulivi,
terra di pietre maledette
in nome di quale Dio affoghi
in rovi e polveroso affanno
per diritto d'un popolo
nella diaspora nutrito
d’amaro sale e dolore?
Ieri vittime tatuate a numero e fosse
non vedono lo scempio
del proprio diritto
nel disumano vissuto genocidio?
Acre odore macabro di decenni
e sangue di disperazione e fame
sulle terre sfrattate e mutilate
non giungi ancòra
alle narici dei nuovi Pilato
immobili a decretare
nel complice silenzio
il trionfo dell’inferno sulla storia.
La canzone delle primule rosse
In un presente privo di memorie
per le croci senza lapide né nome
raccogli secchi papaveri rossi
tra le pagine d’un vecchio diario
e dàlli alle fiamme
di questo stanco cammino.
Nel seme della ribellione
si nasconde il tacito dolore
dell'animo che avanza negli anni represso.
Aprimi varchi tra le nebbie del pensiero
e tornerò libera in catene
al servizio di arroganti minimi.
Ha avuto un nome ogni ideale
scagliato dalle torri
alla diaspora dei mondi
nelle lingue confuse d’incomprensibili déi
e profeti d’uguaglianza
armati d’arroganza e verità.
Falliremo ancora ma ci rialzeremo
nell’urlo delle nostre parole
scritte dal vento sulle tue labbra
e nel pugno chiuso
scagliato al cielo dei padri del pensiero.
Andiamo avanti compagno leggero
cantiamo ancora delle primule rosse
che fioriscono nelle primavere
dei soprusi.
Cantiamo ancora ché non sia finita
la nostra lotta senza strage né terrore
cantiamo ancora e culliamo d’amore
questo nostro stanco ideale.
Ero una donna – 2 agosto 1980
Ero una donna,
camminavo per strada:
pesanti i sacchi della spesa,
scendevo le scale della stazione.
Tornavo all’odore dei miei panni,
ero una donna
con la spesa per la cena.
Sono brandelli di carne
nello scoppio di un odio senza nome:
- lo chiamano ideale ...
ma io non ho più avuto amore -
Tumuli di pianto
e fiori secchi
nel silenzio delle fosse
senza più dolore:
solo memorie
e vili vivi
nel canto delle foglie
d'un autunno perenne.
Epistola II – a mio nonno, un comunista.
Se perdessi la capacità di soffermarmi
sulla possibilità di una fantasia nella vuota veridicità
del mio risveglio, allora smetteresti d’esistere
e questo mio scriverti avrebbe fine.
Seppure nella menzogna di una realtà che non soddisfa
ritorno a perdermi nelle fantastiche avventure che leggevo
quando ancora sapevo sperare.
Abbiamo perso gli ideali nel cammino
dei sogni di giustizia sociale
ed Enrico* se n’è andato,
sì, avrei dovuto dirtelo prima,
anche lui se n’è andato.
La sua fronte era rigata di sudore,
le vene gonfie di attese e parole:
nella piazza i pugni si sono aperti,
le vele rosse hanno perso il vento.
Mi sono addormentata sul divano stanotte
fissando una fabbrica di sogni d’acquistare a rate
mentre mi chiedevo dove sarai arrivato
e se nell’altro emisfero stai trovando quiete
o solo bugie d’esistenza.
Ma non temere per me,
mi vestirò di sogni domattina
partendo per un’avventura da timbrare
senza meta né certezze.
Silenziosamente attenderò una risposta
alle domande che non ti ho posto.
La rivoluzione del poeta
Cos'altro ancora la mia parola
se non arma
coltello e lama
penna iniettata di veleno,
di sudore?
Contro lo sciacallaggio dell'ottimismo
nella cecità mediale
compito e dovere
portare letizia e rivolta
carezza e scompiglio
nel torpore.
Potenza d'un petalo
purpureo di papavero:
oppio alle mie vene
ed alle papille miele d'acacia,
rompi i silenzi dei tormenti
e delle nebbie del giorno ingrato,
di fatiche operaie
raccogli il sangue nelle mie penne.
Tamburin man
Cinture di corda
nei calzoni logori
di troppe stagioni
e toppe rammendate con filo
e dolore nell'indice
solcato dallo sfregare delle ore.
Una valigia di cartone
e una chitarra scordata
soffiano ancora
ribellione e amore
sulle rughe e tra i fogli
d'un vecchio Tamburin man
La sposa e la guerra – ai miei nonni
Bionda sposa
ti sei svegliata al primo sole.
Dorme al tuo fianco il guerriero
in stremato sonno:
lungo il suo cammino per un sòlo tuo bacio!
Profondo e abbandonato,
il suo dormire
vedrai sempre turbato
dai fantasmi dei volti insanguinati
di fratelli e nemici
morti per obbedienza:
assassini innocenti
nella loro incoscienza.
Sistema i tuoi capelli,
rinnovata sposa,
e corri al campo
a raccogliere i tuoi fiori:
“ché la casa sia lieta
e ricca di profumi
per concepire
i figli della guerra!”

Dalla raccolta “My Eros”
Inchiostro
Intreccia i miei respiri alle parentesi quadre dei tuoi pensieri
smussa le virgole ed accarezzami gli accenti
striscia sul corpo del mio testo
dàgli peso
penetra ogni parola
ogni verbo
bagnami la lingua della tua saliva
- nel leggermi piano
senza fretta -
scivola sul ventre di ogni pausa di silenzio
e stropicciami ad ogni lettura
nelle ore di noia
mentre vieni nelle mie caverne
e sui miei capelli
ed alle mie labbra
offri ancòra nuovo inchiostro.
Calice
Si stende la pelle
come vitigno da vendemmiare
nelle tinozze delle tue palme
offerte e dischiuse
all'equinozio settembrino.
Maschile e selvatico
l'afròre appiccicoso sulla pelle
nel tracimare dei miei sensi.
Farò di te la perla d'ogni conchiglia
ed incavo mutuo sospiro
nel berti - nettare e frutto -
in calice di piacere.
D’orchidée speziato
Lasciami scivolare lungo le pareti del cuore,
spingimi contro questo muro,
braccami fino a togliermi potere di fuga:
- ... solleva le mie gonne –
mettendo a nudo i celati petali
svelami i segreti di voluttuoso miele
d’orchidée speziato.
Con dita mature
indicami vie di fluida uscita
da labirinti di remore e pudori:
in abbandono di presa sulle ginocchia
sciolte
di lussuria e piacere,
prenditi gioco di questo
ancor giovane corpo:
in te le delizie dei miei istinti femminili
rigònfino
d’immensa soddisfazione il tuo ego maschile.
Femmina
Nella naturalezza
della mia nudità, nei miei nei,
nelle efelidi e nei vezzi quotidiani,
nelle bionde chiome e nelle mie caverne,
nell'attimo del risveglio e nel caffè d'orzo,
ti offro la morbida essenza
del mio essere femmina,
senza pudore.
Rubus Idaeus
In canone inverso
leccornia rossa
bramosamente cerchi
nelle valli del monte Ida.
Si apre il sentiero
invitante nel fiorito bosco
di muschio dorato
e mielosa rugiada.
Goloso pregustare
in peccaminosa gola
l’aspro e dolce frutto
del tagliente penetrare di passione
cui verremo, dopo.
Marocco
Sulla sabbia incandescente attraversa la conchiglia,
di me
- dischiusa offerta alle tue labbra -
e rivelane la perla:
urna di sguardi, ceruleo balsamo e cura.
Orizzonte d’afa ci scompigli
in briglie sciolte di capelli aggrovigliati,
intricata tessitura tra le dita.
Furtivo, ingordo antipasto nel piacere,
dolce, salmastro nodo nelle grotte
di razzìe ed abbandoni
del corpo nella carne.
Porgendo l’orecchio al mio lamento,
canto e richiamo nel mare della resa,
ondulato sussulto ti percorra le sponde
fertili d’humus sulla pelle.
Ripiegando lo sguardo
all’infinito del presente nel passato,
sii estuario e delta
nell'estremo mio spasmo in un lampo d’apnea.
Aurora
Libeccio d’ansiose membra
giace restio nell’ora del desio.
Permangono dipinte le ore
nel sogno d’agonie d’amanti
in lenzuola disfatte
e percorsi controluce.
S’affannano in gemiti
d’allodole bianche
nei riflessi di cristalli
ove pallide si specchiano
le morbide forme
abbandonate
ai sospiri della carne.
Auree si levano
nelle carezze d’una improvvisa Aurora.
Su "La dimora del tempo sospeso"
Il nuovo "Quaderno di Reb Stein" a cura di Francesco Marotta
é dedicato ad Abele Longo
... ed é bellissimo

per leggere e scaricare il "Quaderno", cliccate QUI
grazie, natàlia
La censura in ogni sua forma e per ogni suo fine è indegna espressione di violenza ed abuso
ma la censura non potrà mai spegnere la forza ironica del pensiero ed è destinata a soccombere nelle risa e nel ridicolo che la sua stessa arrogante ed ignorante natura genera
Lucifero

http://ilvignettificio.interfree.it
***
Clouds Gathering, Charles Simic
It seemed the kind of life we wanted.
Wild strawberries and cream in the morning.
Sunlight in every room.
The two of us walking by the sea naked.
Some evenings, however, we found ourselves
Unsure of what comes next.
Like tragic actors in a theater on fire,
With birds circling over our heads,
The dark pines strangely still,
Each rock we stepped on bloodied by the sunset.
We were back on our terrace sipping wine.
Why always this hint of an unhappy ending?
Clouds of almost human appearance
Gathering on the horizon, but the rest lovely
With the air so mild and the sea untroubled.
The night suddenly upon us, a starless night.
You lighting a candle, carrying it naked
Into our bedroom and blowing it out quickly.
The dark pines and grasses strangely still.
E raccoglievamo nuvole
Sembrava il tipo di vita che volevamo.
Fragole di bosco e panna al mattino.
La luce del sole in ogni stanza.
E noi a camminare nudi sulla riva.
Qualche sera, tuttavia, ci siamo trovati
incerti sul domani.
Come tragici attori d’un teatro in fiamme,
con gli uccelli a ruotare in cerchio sulle nostre teste,
ed i pini scuri inspiegabilmente ancora lì fermi,
abbiamo calpestato ogni roccia insanguinata dal tramonto.
E poi di nuovo sul nostro terrazzo a sorseggiare vino.
Perché sempre questo senso di tragico finire?
Nuvole dalle sembianze quasi umane si accavallavano
all'orizzonte, mentre ogni cosa era piacevole
nell'aria mite ed il mare sereno.
Poi la notte ancora ci sorprese, una notte senza stelle.
Mentre tu accendevi una candela, nuda la portavi
in camera da letto ed in fretta la spegnevi.
Ancora lì, inspiegabilmente fermi nel buio, i pini e l’erba.
trad. natàlia castaldi, 2009

Valentine - di Carol Ann Duffy
Not a red rose or a satin heart.
I give you an onion.
It is a moon wrapped in brown paper.
It promises light
like the careful undressing of love.
Here.
It will blind you with tears
like a lover.
It will make your reflection
a wobbling photo of grief.
I am trying to be truthful.
Not a cute card or a kissogram.
I give you an onion.
Its fierce kiss will stay on your lips,
possessive and faithful
as we are,
for as long as we are.
Take it.
Its platinum loops shrink to a wedding-ring,
if you like.
Lethal.
Its scent will cling to your fingers,
cling to your knife.
***
Valentine
Non una rosa rossa o un cuore di satin.
Ma una cipolla.
Una luna avvolta in carta marrone.
E’ una promessa di luce
come il cauto denudarsi dell’amore.
Ecco, tieni.
Ti colmerà gli occhi di lacrime
come un’amante.
Farà della tua immagine
una foto vibrante di pianto.
Cerco di essere vera.
Non un biglietto carino o un baciogramma.
Io ti do una cipolla.
Fiero il suo bacio ti vestirà le labbra,
possessivo e fedele
come siamo noi,
per tutto il tempo in cui saremo noi.
Prendila.
I suoi cerchi di platino ti cingono in anello nuziale,
se lo vuoi.
Letale.
Il suo profumo si attaccherà alle tue dita,
al tuo coltello.
trad. natàlia castaldi, 2009
***
l'amore è aspro come una cipolla
"io cerco di essere vera" dice la poetessa alla sua amante, non ti prometto rose odorose, né vita semplice
il nostro è un amore difficile, che ti riempirà di dolore
ma ti cingerà le dita come i cerchi saldi ed avvolgenti di una cipolla in un anello di fede,
se lo vuoi ...
il suo acre spirito ti resterà sulle dita
e sul tuo coltello
sarà la tua ferita e la tua cura, ma sarà vita vera.
a scrivere è una donna omosessuale ed è un messaggio d'amore tra i più veri e belli che abbia mai letto.
n.c.

Mio carissimo ragazzo,
questo è per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sarà tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora più divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelicità e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza. Poiché la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo è la meta e l' incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo continuare a vivere in questo mondo, per questa ragione.
Il caro *** mi è venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi rassicurato: che a mia madre non mancherà mia niente. Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice.
Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l'Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia così strana. Non esporti all' Inghilterra per nessuna ragione al mondo. Se un giorno, a Corfù o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessimo vivere insieme, oh! la vita sarebbe più dolce di quanto sia stata mai.
Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos'è l'amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero. Il nostro amore è sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, è perchè la natura di quell' amore non è stata compresa.
Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi dà coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che è mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Credo sia vero. Ci proverò e lo farò. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti così che quando viene mi possa dire cosa fai. Credo che gli avvocati possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Così potrò comunicare con te.
Sono così felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in Inghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te. Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore veglierà sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie.
Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e più amabile. Oh! aspettami! aspetta mi! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti, devotamente il tuo, con un amore immortale
Oscar
Oscar Wilde, Per sempre tuo. Le lettere di Oscar Wilde a lord Alfred Douglas, ed. Greco e Greco, 2003